Elena Givone

1979

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Biografia

Elena Givone, classe 1979, è una fotografa, artista visuale e sognatrice Italiana.

La sua opera comprende un corpus in continua espansione che nell’ultima decina di anni ha preso forma in Italia, Bosnia, Brasile, Francia, Mali, Burundi, Sri Lanka, Myammar e Grecia.

Ha conseguito gli studi in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Torino, la sua città natale, e si è laureata con lode in Fotografia presso l’Istituto Europeo di Design, per poi proseguire gli studi alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam.

Tra le prerogative salienti dell’autrice – rappresentata dall’agenzia Contrasto – c’è quella di interrogarsi sui sogni, di riflettere sul rapporto tra la realtà del mondo circostante e quella del mondo interiore, indagando la facoltà dell’immaginazione che risiede in ognuno di noi.

Nel 2006 vince il premio “Attenzione nuovo talento fotografico FNAC” con il progetto Pazi-Mine Sarajevo 2006, in cui ritrae la generazione di adolescenti nata durante e a ridosso del conflitto tra il 1992 e il 1996. Tale generazione vive nel pericolo di incontrare una mina antiuomo, chissà giocando nei giardini vicino casa o negli splendidi boschi. E mentre il governo chiede loro di cercare mine inesplose in cambio di denaro, i ragazzi portano Elena nei loro luoghi preferiti, e con la speranza negli occhi le rivelano il loro sogno più grande: vivere in un luogo di pace.

Nel 2008, la borsa di studio Movin’ up patrocinata dal GAi (giovani artisti italiani), permette Elena di volare in Brasile, e nelle favelas di Palhoça a Florianopolis, inizia il progetto Flying Away.

Servendosi di un tappeto giallo, il suo primo strumento magico, e delle sue doti da narratrice, chiede ai bambini di Palhoça di chiudere gli occhi e volare con le ali della fantasia in un altro luogo.

I bambini dimenticano per un attimo la spazzatura di cui sono circondati e sedendosi sul tappeto iniziano il viaggio, cui miglior fuga comincia dentro la testa. Giuliana e Griele di sette e otto anni vorrebbero volare in cielo, Lucas vedere l’Amazzonia, Daiane di dieci anni volare a Rio Grande do Sul per vedere suo fratello che ama molto, mentre Jacqueline e Gilson andare a São Paulo.

La cruda realtà dei fatti è permeata dalla magia degli occhi chiusi dei bambini, che sembrano indicare l’elevarsi del loro spirito verso l’alto.

Nel 2009 Elena continua il progetto Flying Away con i ragazzi di due carceri minorili nei pressi di Salvador de Bahia. Ogni fotografia contiene la dichiarazione di un sogno firmata del soggetto ritratto.

La scrittura e la pratica l’autoritratto sono due elementi imprescindibili nell’opera di Elena; i soggetti scrivono i loro sogni sui fogli di un quaderno, si raccontano affinché gli altri possano leggere le loro storie o esaudire i loro desideri. La fotografia diventa un luogo in cui sognare sé stessi, un altrove dove altri mondi sono possibili, un luogo in cui esistere.

Il lavoro di Flying Away è stato esposto in diverse città del mondo, tra cui Roma, Salvador e Parigi ed è comparso sulla rivista l’Internazionale.

Nel 2010 Elena realizza I segreti della scatola magica- fotografie per l’acqua, collaborando con l’organizzazione no-profit Alì-2000 che sviluppa l’accesso all’acqua nei paesi dell’Africa Orientale e in Mali. Grazie alla pratica dell’autoritratto, i bambini dei villaggi di Niongonó, Bolimbá e Pah (Repubblica del Mali), si fotografano nel loro ambiente servendosi di fotocamere usa e getta e matite colorate, raccontando con la fotografia e il disegno il loro rapporto con l’acqua. Elena fotografa i soggetti vicino ai grandi alberi nel deserto; ognuno di loro ha una bottiglia di plastica in mano e i piedi scalzi che toccano il suolo della terra secca.

Nel 2011 Elena va a Lampedusa dove fotografa i documenti strappati di 10.000 migranti tunisini: chiavi di casa, fotografie e i resti di una vita si trovano sulle rocce dell’isola. Questi oggetti abbandonati sono il simbolo della ricerca di una nuova identità e vita altrove, la rincorsa verso il sogno proibito della libertà. Lo stesso anno a Parigi incontra alcuni di essi, e realizza delle interviste con le loro storie per la rivista Gioia, con la quale collabora.

Nel 2011 Elena espone i suoi lavori al prestigioso Photomuseum di Winthertur, in Svizzera, durante platform ’11.

Nel 2012 vince una residenza per artisti ad Alessandria d’Egitto, durante la quale sperimenta la tecnica del sottovuoto. Same same but different, è un’indagine che racconta attraverso l’acqua e l’aria, alcuni aspetti della dimensione femminile all’interno della società islamica.

Rose ricoperte di paraffina rinchiuse in dei piccoli barattoli di vetro colmi d’acqua e fotografie, fissati per sempre in buste sotto vuoto, si trasformano in un intreccio di memoria minima, in una sorta di labirinto nel quale ogni elemento si presenta come temporanea rivelazione di immagini e storie.

«My dream is to keep your dreams alive» è il mantra della fotografa che a partire dal 2012 inizia a vivere a periodi alterni di sei mesi nella splendida isola dello Sri Lanka, dove raccoglie più di cento sogni presso la scuola One World Foundation nel villaggio di Ahungalla.

In Dreams for my magic lamp, gli strumenti magici usati dall’autrice questa volta sono due: una parete blu e una lampada dorata che ricorda quella di Aladino. In questo volume- vincitore del photoebook 2015-emuse,-leggiamo i desideri di Ulindo di cinque anni, che sogna di possedere una bicicletta e di diventare ingegnere;

Nimaya di 28 anni che desidera avere dei bei capelli e Rathnawathi, che vorrebbe una macchina da cucire e un computer. Raccontando i loro sogni le persone danno voce ad una più ampia collettività, la fotografia assume un’idea testimoniale e la fantasia non è usata come puro elemento di abbellimento, bensì è uno strumento che fa nascere un doppio sguardo, quello della fotografa e del sognatore. Dal 2012 Elena sta collaborando con l’associazione OWF per aprire una scuola di fotografia riconosciuta dal governo.

Nel 2016 Elena viaggia in Myanmar e con l’aiuto di due oggetti magici (i gufi portafortuna), lavora in tre orfanotrofi di Mandalay e nei pressi del lago Inle dove realizza The Zee Kwet. Nella cultura birmana posizionare i gufi sull’uscio di casa è buon auspicio, ma non avendo né una casa né una famiglia, i bambini che non sapevano scrivere hanno chiesto ai gufi di realizzare i loro sogni appropriandosi di matite colorate per disegnarli, e ricevendo in cambio una loro fotografia istantanea. La concezione di opera-reportage come momento ricreativo e di scambio con i soggetti, sorge dalla filosofia di vita e visione del mondo di Elena, in cui l’elemento ludico e spirituale sono molto importanti.

Nel 2016 si reca in Grecia nei campi profughi di Ritzona, vicino Atene, e collabora al progetto Rafi, the Refugee Rabbit, un libro illustrato per bambini che racconta il viaggio migratorio di due conigli, ispirato alla vera storia di una madre siriana che viaggia con la sua famiglia da Homs ad Amburgo. Elena ritrae i bambini con Rafi facendoli interagire nelle loro tende, regalando loro un momento di spensieratezza, una sensazione che molti hanno dimenticato.

Il lavoro di Elena ha una forte componente etica e politica, in cui spesso si mette in scena la voce di un’umanità la cui parola è stata tolta. Non importa che si tratti di un carcere in Brasile, di un orfanotrofio, di una strada, o di una tenda, poiché tappeti, lampade o gufi, diventano degli strumenti per capire la società in cui vivono i soggetti ritratti, per sovvertire la normalità e regalare loro anche solo per pochi attimi, il dono della leggerezza.

 

 

Riconoscimenti

  • pazi mine _Sarajevo 2006

    (01/09/2006)
    Premio Fnac "attenzione talento fotografico 2006"